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Luoghi d'arte

Il Giardino dei Lauri

una finestra (di nuovo) aperta sull’arte contemporanea

Uno spazio e una collezione di arte contemporanea in divenire

Il Giardino dei Lauri, a Città della Pieve (provincia di Perugia) è una collezione privata di arte contemporanea aperta gratuitamente al pubblico. Gli spazi espositivi sono stati ricavati da un edificio destinato alla produzione di vino e olio fino alla fine degli anni ’80; l’inaugurazione come luogo d’arte risale al 2009.

La collezione nasce negli anni ’90 con Massimo Lauro. In realtà, i primi a interessarsi all’arte in famiglia sono i suoi genitori, che acquisiscono opere del secondo Dopoguerra e degli anni ‘60. Massimo Lauro nota un’incongruenza tra l’arte contemporanea della sua generazione e quella precedente; decide quindi di spostare l’attenzione verso gli artisti suoi coetanei e dà il via alla sua avventura da collezionista. Punta su talenti emergenti, dimostrandosi un precursore: nel 1996 è il primo a portare in una collezione italiana un lavoro di Damien Hirst, capofila degli YABs (Young British Artists) oggi celebre in tutto il mondo.

Oltre a una selezione di opere, il Giardino dei Lauri ospita anche progetti artistici esterni come mostre e performance. Si propone come centro culturale attento al contemporaneo per l’Umbria e la Toscana, poiché Città della Pieve è terra di confine tra le due regioni.

La visita di Mecenauta al Giardino dei Lauri

Dopo un primo contatto stabilito nel 2015 all’interno di un percorso guidato sull’arte contemporanea in Umbria, siamo tornati per una visita guidata. L’occasione è nata dalla riapertura del Giardino dei Lauri, il 15 aprile 2022, dopo lo stop imposto dalla pandemia. Ad accoglierci e accompagnarci è Annalisa Casella, storica d’arte al timone del padiglione che ospita la parte visitabile della collezione Lauro.

La collezione è abbastanza giovane e comprende lavori di artisti tra i 60 e i 20 anni provenienti da tutto il mondo (per la maggior parte americani ed europei).
Attualmente conta quasi 400 pezzi, di cui circa 70 in esposizione tra interni ed esterni, anche di grandi dimensioni. Anche per la difficoltà di muoverli e trasportarli, i pezzi vengono dati in prestito raramente; tutto ciò che non è visibile è conservato in deposito.

Il meglio delle nuove acquisizioni del Giardino dei Lauri

L’acquisizione di nuove opere aggiorna il concetto di arte contemporanea all’interno del Giardino dei Lauri e mantiene il centro espositivo al passo con i tempi.
Le scelte sono guidate dal senso interno all’opera, dal potenziale che l’occhio esperto del collezionista è in grado di cogliere.
Tra le novità della collezione di Massimo Lauro che valgono una visita (o un ritorno, per chi ci è già stato), segnaliamo:

Domenico Antonio Mancini, Landscape 40.8555457,14.3222645 (2019)

Al centro di una grande tela bianca c’è una lunga sequenza nera di caratteri alfanumerici. Sono coordinate: caricate su Google Maps, rimandano al quartiere di Napoli in cui l’artista è cresciuto. Da qui in poi, le persone sono libere di costruire il proprio percorso, di esplorare in autonomia il territorio dal punto di vista che preferiscono. L’assunto da cui parte l’autore dell’opera è l’impossibilità di dare un’idea esaustiva del proprio vissuto attraverso un’unica tela; per questo preferisce dare un’indicazione verso un altrove.

Simon Denny, Zappos City Planning/Mural Inside GCHQ (2015)

L’opera, che a prima vista fa pensare a un modello di città ideale, schematizza l’organizzazione del sistema Zappos. Zappos era un e-commerce statunitense, nato alla fine degli anni ’90 come concorrente di Amazon. A seguito di un furto di dati dei clienti, legato a un caso di spionaggio industriale, la società ha conosciuto un rapido declino.
L’autore dell’opera rimette insieme i pezzi di quell’idea originaria mai realizzata creando una cartina su cui prende appunti.

Claire Fontaine, Untitled (Monocromatico fresco / grigio / nero / rosso) (2015)

L’opera, un trittico di pannelli monocromatici realizzato al Giardino dei Lauri, è colorata con vernici anti-scalata, disponibili solo nelle 3 tinte usate dall’artista. Questa pittura ha una particolarità: non asciuga mai. Gli abiti di chi tenta di introdursi furtivamente in una proprietà superando recinzioni trattate con queste colorazioni restano irrimediabilmente imbrattati. Usare un materiale del genere in arte altera l’equilibrio tra chi osserva e l’opera osservata: il pezzo d’arte assume un ruolo attivo e quasi aggressivo, difficile da contenere all’interno di una quotidianità.

Vincenzo Rusciano, Escape (2017)

Una zattera completamente ricoperta di bitume, fatta con materiali di fortuna, offre una via di fuga dal momento presente o un invito al cambiamento. L’opera è la rappresentazione dell’instabilità dei nostri tempi e il nero (che sottolinea la necessità interiore di trasformazione) una dichiarazione di poetica dell’artista. Questo lavoro è ospitato nella parte privata del giardino, nelle immediate vicinanze della residenza Lauro, separata dal centro espositivo da una siepe.

Samara Scott, Aquarelle Gastebuch I (2014)

Una grande lastra di vetro sorretta da zampe metalliche crea un tavolo inusuale. Pensato per stare a terra, il collezionista lo ha ancorato al muro per esaltare la doppia lettura dell’opera. È la superficie del tavolo a fare da tela: da lontano, la visione d’insieme richiama Composizione VIII di Kandinsky; avvicinandosi, si scopre che le forme astratte derivano da oggetti di uso comune. La loro identità si riconosce guardando nello spazio tra la lastra di vetro e il muro: spugnette da trucco, una cravatta, una scatola di fiammiferi, bacchette giapponesi, bottiglie di birra. Le tinte pastello dello sfondo sono ottenute con degli ombretti. In quest’opera è forte il richiamo al riciclo, connesso allo studio dei materiali e del loro comportamento a seconda dei contesti d’uso. Dimostra inoltre come sia possibile fare arte anche con il quotidiano, superando la distanza tra i due mondi.

I migliori pezzi storici della collezione del Giardino dei Lauri

Meno recenti, ma da vedere almeno una volta, ecco una selezione di 5 lavori:

Martin Creed, Work NO. 200: Half the Air in a Given Space (1998)

Senza ombra di dubbio, l’opera più divertente della collezione. Una teca di vetro, riempita per metà del suo volume di palloncini bianchi, nella quale entrare, muoversi creando un’opera unica e, in pochi secondi, tornare all’infanzia (provare per credere). Il miglior benvenuto possibile in un centro espositivo che vuole mettere a suo agio il pubblico.

Eric Wesley, Yellow, Blue, and Red Picture (2010)

L’opera gioca con elementi di base cromatici e spaziali per ottenere combinazioni infinite. I colori primari sono associati a delle emozioni (giallo = paura, blu = tristezza, rosso = aggressività) e i tre segni sull’enorme tela richiamano le coordinate cartesiane X, Y e Z. Una tela che non ci si stanca mai di ammirare.

Urs Fischer, Thank you, Fuck you (2007)

Elementi molto diversi tra loro, lontani dal loro contesto abituale, si ritrovano in uno spazio sospeso e surreale, marcato dal colore bianco. I singoli oggetti della composizione, tagliati in due sezioni distinte, non riuscirebbero a stare in piedi da soli; tuttavia, stando insieme, raggiungono un loro equilibrio. L’opera vuole essere una metafora della temporaneità, ma si presta anche a un’altra interpretazione: è possibile, anche nella totale instabilità, trovare una stabilità uscendo dall’autosufficienza.

Piero Golia, It Takes a Nation of Millions to Hold Us Back (2003)

Questa è la vera facciata di un palazzo di Amsterdam che doveva essere demolito. L’artista l’ha presa e trasformata in un pezzo d’arte. Un’opera gigante, che richiede una contro parete per bilanciare le sue 6 tonnellate di peso; per viaggiare, va scomposta in 6 parti, trasportata su 3 bilici e nuovamente riassemblata sul posto con il cemento. Un bell'impegno, farla scomodare; meglio andarla a trovare a casa.

Ugo Rondinone, Where do we go from here? (1999)

Una scritta al neon dai colori e le forme dell’arcobaleno pone una domanda a cui è difficile trovare una risposta. Il paesaggio viene in aiuto suggerendo un’interpretazione ottimista, entusiasta, avventurosa. Basta collocare l’opera in un altro posto per cambiare le carte in tavola e dar vita a significati imprevedibili.

Perché è importante visitare il Giardino dei Lauri
  1. Per ampliare i propri orizzonti.
    Il Giardino dei Lauri è una finestra da cui affacciarsi e vedere il mondo dell’arte contemporanea nella sua complessità ed evoluzione.
    Massimo Lauro dà la possibilità alle persone di godere di una bellezza meno convenzionale rispetto all’arte figurativa, ugualmente affascinante e ricca di senso, che cambia interpretazione a seconda di chi la guarda.
  2. Per conoscere un’altra faccia dell’Umbria.
    Sembra incredibile, ma il Giardino dei Lauri è poco conosciuto dagli abitanti di Città della Pieve e dell’Umbria, mentre riscuote molto successo nel pubblico straniero.
    Sicuramente influisce la volontà del collezionista di non promuovere a tutti i costi il luogo d’arte, concettualmente distante da quelli a cui è abituato il pubblico locale. In parte c’entrano la storia e la geografia della regione, fatta di tanti piccoli centri umbri anticamente in lotta tra loro, tra i quali a volte è difficile muoversi. Forse pesano anche la diffidenza e il timore che si provano davanti a qualcosa di sconosciuto.
    Per le barriere fisiche si può fare poco, ma per abbattere quelle mentali basta aprirsi al nuovo con curiosità. Sul sito ufficiale ci sono tutti i riferimenti per prenotare una visita guidata.
  3. Perché nulla si inventa, ma tutto si trasforma (e si può approfondire).
    Gettando un ponte tra antico e contemporaneo, potremmo considerare gli artisti odierni come gli artigiani delle botteghe tra fine Medioevo e inizio del Rinascimento: personaggi poliedrici che spaziavano tra diverse discipline (pittura, disegno, scultura, oreficeria, architettura e così via) accomunate da una matrice creativa. Anche oggi si sperimenta, ci si mette alla prova con progetti, tecniche e materiali molto diversi tra loro; talmente diversi da generare opere che si fa fatica, a volte, ad attribuire alla stessa persona.
    Oggi come allora, l’arte è sempre animata dal tentativo di rispondere a delle domande che l’uomo si porta dentro fin dalle origini. Basta aver voglia di andare oltre la superficie, anche quando sembra meno facile da decifrare.