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Sulle tracce di Ob Queberry (parte 2)

Gli animali, le mostre non autorizzate, le opere su commissione

Nella prima parte dell’intervista a Ob Queberry abbiamo parlato del percorso di formazione dello street artist, del suo rapporto con Spoleto (città in cui vive e realizza la maggior parte delle sue opere) e abbiamo compreso meglio un’installazione dal significato molto importante per lui.
Nella seconda parte dell’intervista, esploriamo la città alla ricerca delle opere che l’hanno reso più famoso e riconoscibile: gli animali. Ritorna il tema delle mostre non autorizzate e concludiamo il tour con una visita a un suo lavoro su commissione di grandi dimensioni.

Una scuola abbandonata in città

Ci lasciamo alle spalle Monteluco, ora siamo tra le vie di Spoleto. All’interno del cortile di una scuola abbandonata, troviamo varie opere di Ob Queberry: una realizzata su una cabina elettrica, un’altra su una parete dell’edificio, che cattura la nostra attenzione: raffigura un grande pesce lanterna.

Questo pesce lanterna quando l’hai fatto?
È del 2018, c’è scritto. A volte lo scrivo, a volte no.

Anche gli altri lavori sono sempre dello stesso anno?
Sì, dovrei averli fatti più o meno tutti lo stesso periodo. Questo mi piace molto (indica il pesce lanterna, ndr), si è mantenuto bene; l’ho fatto con il pennello. Qui ce ne sono un po’ fatti con la stessa tecnica.

Quante ore ti ci sono volute per fare un’opera del genere?

Un’ora, un’ora e mezza al massimo.

 

Archivio di Stato: lo zoo (e le mostre non autorizzate) di Ob Queberry

Cambiamo location restando sempre nel perimetro urbano. Arriviamo a piedi in prossimità dell’Archivio di Stato, in un vicolo sotto casa dello street artist. Qui c’è un’alta concentrazione di sue opere che ritraggono animali.

Qua puoi sperimentare come ti pare?
Sì, loro (i vicini, ndr) sono tranquilli, basta che li avverta.

È il tuo zoo, questo.
Gli animali sono divertenti da fare, sono colorati e se non ho voglia di pensare a quello che faccio, ne faccio uno; tanto ne conosco centomila. Mi piacciono un sacco fin da quando ero ragazzino. Sarei stato un biologo, se non avessi avuto le mie velleità.

Veramente?
Sono uno che si impara il nome in latino degli animali.

Da piccolo guardavi i documentari?
Anche adesso guardo i documentari.

Girando attorno allo stabile, Ob Queberry ci mostra un grande pesce (“C’era un ragazzo che voleva fare un documentario sulle mie cose, l’ho fatto lì per lì”), un gallo blu e ci dà prova delle sue competenze in fatto di zoologia: ecco un otocione (“volpi africane con delle orecchie gigantesche”), il casuario (“un uccello preistorico australiano ancora vivente, vicino al velociraptor”), oltre al più noto babbuino e a una piccola testa di uccello.

Questa testa di uccello è fatta col pennello?
Con il pennarello. Li faccio in pochi minuti, ce ne sono una trentina in giro a Spoleto.

Sempre animali diversi?
Tutti rapaci. Mi ero lasciato con la ragazza (ride, ndr).

Vicino alle opere che raffigurano animali, Ob Queberry ci mostra un muro che ha usato per allestire mostre non autorizzate: esposizioni durante le quali l’artista lascia a disposizione alcuni suoi quadri e chi passa può prenderne uno e portarselo a casa senza spendere un euro.

Quindi sono già due le location per le tue mostre non autorizzate: questa e Monteluco. Hai questi due posti fissi oppure esponi un po’ dove capita?

C’è una mostra non autorizzata anche dentro questa casa abbandonata (indica un locale abbandonato al piano terra di una vecchia abitazione, ndr), fatta sui cartoni della pizza.

Hai altri quadri già pronti da esporre?
Sì. Ho fatto i conti: ho quasi 200 pezzi che non ho ancora né pubblicato, né esposto: disegni, disegnetti, quadri, quadri giganti…

L’opera su commissione alla Scuola Secondaria “L. Pianciani”

Raggiungiamo un’altra scuola di Spoleto (stavolta non abbandonata), ultima tappa del nostro viaggio. Sulla parete esterna campeggia una grande opera di Ob Queberry commissionata dall’associazione antimafia Libera.

Quest’opera ha un significato particolare?
C’è la pace, ci sono i colori di Libera associazione, la colomba e un po’ di animali del territorio: cinghiali, lupi, gli aironi del lago, istrici, tassi, le galline della nostra tradizione agricola. Il tema era sul territorio, quindi me la sono giocata facile; avevo un giorno e mezzo di tempo per preparare la bozza. Mi hanno proposto il lavoro sabato, lunedì ho iniziato e venerdì era finito.

Non ci hai messo tanto, però hai colpito nel segno.
Funziona, però sarebbe stato meglio avere un po’ più di tranquillità e attrezzatura. Avevo un trabattello (un’impalcatura mobile su ruote usata per i lavori di verniciatura, ndr) che faceva ridere e solo per mezza giornata, da cui ho rischiato di cadere più volte facendo l’albero. Soffro anche di vertigini, faccio proprio il mestiere sbagliato! È stato un lavoro fatto in poco tempo, con le bombolette centellinate; avrei voluto fare di più, ma non avevo i materiali; neanche il mio negozio di fiducia li aveva. Ho dovuto costruire i colori direttamente.

Quindi la gallina viola è volutamente viola?
La gallina è volutamente viola. Sono partito proprio da lì, quindi i problemi sono cominciati da qui in poi (indica la parte centrale dell’opera, ndr). Però, per essere stato fatto in così poco tempo, è un bel lavoro.

Per scoprire altre opere dell’artista basta seguire l’account Instagram di Ob Queberry oppure la pagina Facebook dedicata ai suoi lavori, che spaziano dalla street art al disegno su carta alla realizzazione di tatuaggi.